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Conto corrente in dollari

Sempre più investitori si interrogano sulla possibilità di aprire un conto corrente in dollari. In parte a causa della crisi che ormai da tempo grava sui mercati internazionali, in parte per i timori circa la futura sorte dell’Euro, una moneta che appare sempre più instabile e gravata dal peso dei dubbi dei Paesi che anni fa l’hanno adottata, l’idea di aprire un conto corrente in un’altra valuta è sempre più presente nei progetti di investitori o piccoli e medi imprenditori.

Anche i semplici risparmiatori pensano sempre più spesso a conti deposito convertiti in una valuta estera che si suppone essere più stabile dell’Euro, meno soggetta alle oscillazioni delle economie dei singoli Paesi che la adottano. In tal senso, una delle monete più richieste, quella che i traders finanziari additano come tra le più sicure – o perlomeno tra le meno a rischio – è senza alcun dubbio il dollaro.

Aprire un conto corrente in dollari è un’operazione che si sta facendo sempre più diffusa: quel questo le maggiori banche italiane si sono attrezzate per offrire ai propri clienti anche questa opportunità. La Banca Mediolanum, l’Unicredit, la Fineco, la Banca Sella e ovviamente tutti gli istituti di credito online, i più attenti ai nuovi trend e alle aspettative dei clienti, fanno a gara per offrire un servizio sempre più sicuro e meno costoso.

Ovviamente si tratta di conti molto diversi tra loro, sia per la modalità d’apertura che per le condizioni offerte, dunque è necessario informarsi bene e fare i dovuti confronti prima di scegliere un’opzione piuttosto che un’altra: a tal proposito, potrete fare tutto ciò e addirittura aprire un conto corrente o un conto deposito direttamente online cliccando sui link presenti su questo sito.

Il rendimento del dollaro, così come quello delle altre monete che non siano quella del Paese in cui viene aperto il conto, viene calcolato in base al “LIBOR”, ossia il “London Interbank Offered Rate”, un tasso variabile cui le banche fanno riferimento comprando o vendendo capitali finanziari sul mercato internazionale, da altre banche o istituti finanziari. Ovviamente al rendimento al netto del LIBOR va sottratto anche il profitto della banca presso la quale avete aperto il conto, la quale gestirà i vostri conti e si occuperà del suo valore. Bisogna poi fare i conti con il famoso spread, che non deve essere troppo altro, altrimenti più che un affare il vostro conto rischia di essere un clamoroso flop.

Il caso è differente nel caso a decidere di aprire un conto corrente in dollari non sia il singolo investitore/risparmiatore, bensì un’azienda piccolo o media che opera anche in America: in tal caso il conto in dollari è quasi obbligatorio se non si vuole vivere nella costante preoccupazione di come andranno i prezzi in futuro. Ovviamente occorrerà affidarsi alle valutazioni della banca e scegliere di aprire il conto in un momento in cui il cambio è favorevole all’euro.

Sia le aziende che i privati intestatari di un conto in dollari possono incassare e versare contanti in questa valuta e, per la maggior parte dei conti correnti e conti deposito la tassazione è uguale a quella applicata sui conti in euro, cioè circa il 20%; la spesa principale di un conto corrente in dollari, tuttavia, sta proprio nelle commissioni della banca, una delle variabili principali che possono rendere il Conto più o meno conveniente.